Avrò memoria di questa ricetta fino alla fine dei miei giorni. Sarà perché li ho impastati in un fresco pomeriggio di metà agosto nell’elegante cucina di una incantevole casa in Borgogna, lontana dalla mia planetaria cui non rinuncio mai nell’eterna lotta contro il tempo, dal caldo afoso padano e da tutto quello che rappresenta la quotidianità per 355 giorni l’anno.
Un lento risveglio nel silenzio più assoluto, due passi in giardino tra gli alberi di mele cotogne e mirabelles fino allo stagno, per poi raggiungere la piccola casetta di legno dove le belle pollastrelle ogni mattina lasciano i loro deliziosi ovetti.
Janette, la più arguta ed affettuosa, mi segue zampettando fino alla porta di casa, si accomoda sul tappeto e mi fissa con la testa leggermente inclinata.
Io bevo il mio caffè e la guardo, dalla mia bella cucina, per lunghi silenziosi minuti. Continua a leggere…
Impastare una frolla per realizzare il dolce di San Martino, mai come quest’anno, mi sembra un atto dovuto nei confronti delle nostre belle tradizioni rurali.
Fuori piove e mi accorgo di avere ancora le nodose zucche arancioni davanti alla porta di casa: il mio unico tributo alla passata festa di Halloween. La verità? Adoro le zucche e in quella circostanza mi sento libera di piazzarle integre in giardino senza passare per matta. Nulla in più.
Non amo nient’altro di quella ricorrenza i cui must sono dita mozzate, bocche sanguinanti e facce dal pallore mortale, il tutto assemblato con il fine ultimo di impaurire e suscitare disgusto. Dura un giorno, ma il supplizio commerciale inizia oramai almeno 2 settimane prima. Sparite fantasmi! Novembre è l’occasione per ridare dignità al candido zucchero, alle decorazioni con confettini, perline o caramelle (… e chi più ne ha, più ne attacchi). L’occasione è quella di celebrare la festa di San Martino, così come viene intesa in terra veneziana.
La tovaglietta a scacchi rosa e bianchi, una tazza di caffè caldo, lungo e intenso, e un cestino di croissant o di pain au chocolat semplici e perfetti.
Non chiedo altro, quando penso che non vorrei nient’altro, il sabato mattina mentre scendo le scale per raggiungere la cucina. Spalanco i balconi, pigio l’interruttore del mio bel bollitore bianco dalle forme sinuose e mi siedo sul trespolo del grande bancone in rovere in attesa del gorgoglìo dell’ebollizione.
É questa per me l’immagine della pace assoluta, quella in cui ad ogni semplice e minimo gesto posso attribuire un tempo coerente e naturale, senza foga o gestualità concitate, le stesse che mi caratterizzano dal lunedì al venerdì.
Tuttavia la realtà è che sul tavolo c’è quasi sempre tutto, ma non il cestino dei pain au chocolat appena sfornati.
Lungo strade che curvano e stringono, fra dolci e verdeggianti colline di viti, pesche nettarine, pere, susine, albicocche, ciliegie Morette e casolari in cui si lavora il rinomato Parmigiano Reggiano, si arriva a Vignola, una piccola cittadina adagiata lungo il fiume Panaro.
Mi recai lì una brillante mattinata nei primi giorni di Aprile: la temperatura mite, gli alberi da frutto in fiore, un cielo terso e intenso e … fu facile sentirsi anche più fortunati di Cristoforo Colombo.
Quanta ricchezza a così poche ore da casa. Una passeggiata per i vicoli del centro fino all’imponente Rocca medioevale, memoria di un passato di fortificazioni difensive del territorio, per poi tornare sui miei passi e arrivare innanzi alla porta della storica Pasticceria Gollini.
Continua a leggere…Sono innamorata di queste tortine con crema al limone, di un amore puro e quasi infantile, di quelli che ti spiazzano e ti fanno venire gli occhi a forma di cuore, le farfalle nello stomaco e una fame da lupetto, aggiungo. In realtà in questo si cela l’amore per l’eleganza e la semplicità, un misto di attrazione ad ammirazione per la perfezione delle cose semplici, tonde, voluttuose e ancora una volta… molto francesi. Continua a leggere…
Un Semifreddo al cocco e lime senza glutine: una ricetta che a mio avviso esalta al meglio le caratteristiche di questo frutto dalle note cremose.
Aprile sta finendo, le infradito sono ancora nella scarpiera e si esce di casa con il cappotto per poi ritornarci con la fronte imperlata di sudore… però il desiderio di sentire nelle narici il profumo della crema solare, dello iodio, del lime e del barbecue è forte.
Quindi che faccio, aspetto l’occasione di una prima cena in giardino per provarlo? Anche no, chissà quando finiremo di sistemarlo il giardino: al momento non ha nulla da invidiare ad un paesaggio lunare.
La crostata al cioccolato fondente nasce da un errore e mediamente in pasticceria gli errori si pagano cari.
No, non si tratta di un tentativo fallito di replica della crostata al fondente di Benedetta Parodi, tantomeno una personale reinterpretazione della crostata al cioccolato di Knamm. Avevo deciso di cimentarmi in una torta con base al biscotto Madeleine, una crema al passion fruit e una copertura di chantilly al cioccolato. Ai coniglietti rosa in 3D e ai funghetti dorati decorativi avrei pensato in un secondo momento, nel rispetto del classico “prima il dovere e poi il piacere”.
Sì, lo so, forse l’inizio fa storcere un po’ la bocca lasciando intendere qualcosa di raffazzonato e non all’altezza delle aspettative… ma in tutta onestà non è così. Continua a leggere…
Cos’è l’infinito? No, non lo chiedete a me, mi prende il mal di testa ogni volta che mi abbandono a simili considerazioni. In seconda battuta mi agito e concludo il tutto con un pianto sommesso.
Sono umana, tanto umana, e non son degna, non son tanto profonda e non sono saggia.
Sì, io Penso, ma Cartesio mi risponderebbe che il fatto è sufficiente a dimostrare solo di “essere”, mica di saperle giuste.
Sono pragmatica, rapida e attenta, il che non è certamente tanto, perciò, per scrollarmi di dosso l’insoddisfazione, a questo aggiungo di frequente dosi di maniacalità e precisione spesso snervanti per il prossimo.
La somma mi gratifica e mi fa sentire a posto con la coscienza e… mettiamo che per me è parecchio.
Ma che c’entra questo con l’infinito? Per ora nulla, ma era una premessa che mi sentivo in dovere di fare prima di addentrarmi nel magico mondo dei grammi, delle temperature e dei diametri.
Come ti concio una torta per la festa… e che festa: la festa degli innamorati, altrimenti vista come l’occasione in cui si acquistano, come non ci fosse un domani, cuori gonfiabili, tazze tempestate di amorini, mutande appesantite da pizzi scomodi e improbabili. Ah, sì, fra le varie, pare sia anche l’occasione per celebrare l’Amore.
Negli anni in cui avevo archiviato “La storia infinita” in favore de “Il tempo delle mele” come film preferito, gadgets come questi pullulavano sulle mensole della cameretta. Non erano necessariamente regali del “Philippe” di turno, quanto più di frequente ammennicoli cercati con dovizia apposta per te – solo per te e solo per oggi – dall’amica del cuore, dalla sorella, dalla compagna di scuola. Continua a leggere…
Si dice che il Natale porti con sé, oltre a tonnellate di cibo, anche un’atmosfera pacificante e mai come quest’anno penso sia vero. Sarà che con l’età si hanno sempre meno energie da spendere per vivere in dimensioni conflittuali, o forse semplicemente prende forza la consapevolezza che il tempo libero non può che essere speso in ciò che è per noi salvifico, positivo e appagante.
Il 2016 ha richiesto tanta fatica e impegno, per la maggior parte canalizzati in quel che è rappresentato dal Dovere. Il Piacere, relegato a piccoli ritagli quotidiani o stagionali, è stato cercato con fatica e grande pathos e talvolta non sono stata proprio in grado di godermelo. Difficile da spiegare bene il concetto ma, azzardando un paragone… che se ne fa una persona che non ha una casa e da mangiare di una lussosa poltrona di design? Continua a leggere…
Manca solo una manciata di giorni al 2017 e questo post sulla Torta Opéra, il dessert per le grandi occasioni, è in rampa di lancio da circa 4 settimane.
Indugiavo per la mancanza di contenuti, o per lo meno di questo mi ero convinta. Quando rileggevo il procedimento la ricetta mi appariva talmente “tanta” che al cospetto qualsiasi premessa mi sembrava inadeguata e sempliciotta.
E così, almeno ogni 2 giorni in quest’ultimo mese ho aperto il pc e fissato le foto per richiuderlo successivamente senza mai nulla di fatto. Continua a leggere…
Biscotti perfetti: ricette e suggerimenti.
Troppe volte ho digitato nella barra di ricerca di Google queste due parole per poi approdare ai soliti cookies dalle mille varianti intriganti-ma-pesanti.
Ho sempre cercato ben altro: il frollino friabile, il biscotto fragrante e burroso, la cialdina agrumata, il trancetto speziato.
Sogna, Lucia.
I biscotti con la B maiuscola sono espressione tecnica e artistica, altro che roba per dilettanti. Continua a leggere…
Quando l’aria profuma di spezie è chiaro che in pentola bolle l’impasto dei miei biscotti preferiti di Natale: I Gingerbread, la ricetta originale di Peggy Porschen.
Ci siamo, parte sempre così il count down per il festone di Natale.
É da primavera che blatero di spezie nei miei post di ricette su meringate e crostate. Ora finalmente, senza più peli sulla lingua, posso dichiararla a grandi lettere la mia passione per tutto questo mondo zuccheroso e fanciullesco, per questi biscotti profumati e speziati che si preparano più o meno come si approccia un minestrone: mettendo gli ingredienti a bollire in una pentola.
Una massa scura e densa, deliziosamente fumante e speziata: il principio della magia. Quando i suoi profumi iniziano a penetrarti nelle narici non capisci più nulla: ti catapulti giù per le scale e tiri giù gli scatoloni delle luci, le ghirlande di bacche e rami di pino, gli gnomi con il batacchio a collo e le renne di porcellana.
Ah, come dite? a voi non è mai successo?
Se è così è perché non l’avete mai provata la ricetta degli omini di pan di zenzero della british Peggy Porschen.
Ciambella alle mele, crema alla cannella e noci. I do love California Bakery!
12 November 2016Sono diversi giorni che devo concludere la premessa a questo post relativo alla Ciambella alle mele, crema alla cannella e noci di California Bakery ma il fatto è che mancano le parole.
Sarà il periodo denso, le ore lavorative affannate, l’impegno mentale, lo stress delle scadenze… fatto sta che quando è sera mi viene solo voglia di lanciarmi sul letto e svenire davanti a qualsiasi programma che venga trasmesso al netto della pubblicità.
Mi lascio bombardare da ragionamenti altrui, convinzioni, presagi, ipotesi di scenari futuri con le mani sulla pancia e le gambe incrociate (… e un’espressione forse un po’ ebete).
A questo mondo tutti trovano parole per tutto, tranne quando hai bisogno di un consiglio vero.
All’occorrenza tutti sono politici, sono dottori, idraulici e giudici: tutti sanno come fare, tutti sanno cos’è sbagliato e cosa è opportuno… e nel frattempo tutto sta andando a ramengo.
Ci sarà mai una soluzione per tutto questo? Non è forse vero che contano i fatti mentre tutto il resto pare modo infantile per ammazzare il tempo e chi ascolta? Continua a leggere…
Quanto ho cercato per arrivare a questo voi non ne avete idea. E tutto perché per me la Tarte Tatin è l’iperspazio, l’archetipo del gusto e il perfetto esempio di come si può elevare all’eccellenza la semplicità: in fondo stiamo pur sempre parlando di mele, zucchero, burro.
In Francia mangiare una buona Tatin è cosa facile, qualsiasi boulangerie o pâtisserie ne vanta qualche bel vassoio. Se chiudo gli occhi per un momento sento nelle orecchie un tango di Roberto Goyeneche e rivedo i colori delle tende di Rue Muffetard nell’incantevole e vivace quartiere Latino di Parigi, le sue colorate vetrine e i suoi profumi profondi. Continua a leggere…





















